Quel corpo di traduzioni, adattamenti, testi che Pasolini pubblicò negli anni Sessanta, parla con voce forte e chiara, svincolato dagli equivoci del classicismo e proiettato verso la fine dell'equazione tra "antico", greco o latino, e "civiltà del bianco".
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Questo anche è il segno che le mani molteplici di questo volume, riconoscono o additano alle odierne civiltà di cultura: una classicità moderna e senza deroghe di lealtà alla storia e antidoti nuovi contro veleni antichissimi. Un corpo dunque, che insegna a combattere il rispetto "assassino" di certa esegesi.
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