L'opera raffigura una scorcio della città di Livorno, nel quartiere antico situato vicino al porto. In primo piano uno slargo su cui si affaccia, a sinistra, una casa con la porta verde aperta sulle scale e le donnine a sedere di fronte.
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Subito dietro un vecchio palazzo, ricavato probabilmente da brani di mura cittadine, forse il retro dell'Hotel Granduca, fa angolo con una strada attraversata da alcuni passanti. L'artista indugia sulla strana architettura: il muro a scarpata, la teoria di archetti ciechi, e sopra di essi, il corridoio chiuso e abitabile. Oltre lo spiazzo, la strada continua perimetrata a destra da un'altra spalletta e fiancheggiata a sinistra dagli stabili.