«In realtà non ho mai saputo quando di preciso ho oltrepassato la linea tra Tessere a favore del regime e l'essere contro, perché ho sempre aborrito le ingiustizie». Per la prima volta Juanita Castro, sorella di Fidel e Radi, decide di raccontare gli eventi che negli ultimi cinquantanni hanno segnato l'esistenza di milioni di persone.
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La donna ripercorre l'infanzia e la giovinezza a L'Avana, gli anni della lotta che portarono nel 1959 al trionfo del castrismo, il disincanto verso la Rivoluzione che la condusse all'esilio, in Messico prima, negli Stati Uniti poi. Tra le rivelazioni straordinarie contenute nel libro, troviamo un interessante ritratto familiare: Raùl viene descritto come un uomo generoso, ricco di sensibilità, con un forte senso della famiglia e dell'umorismo, in netta contrapposizione a Fidel, leader spietato, egoista e arrogante. Un episodio significativo è il trasferimento da L'Avana a Biràn, durante il quale il primo accompagna in treno la madre morta tenendole la mano, mentre il secondo viaggia più sbrigativamente in elicottero. Da queste pagine emerge, inoltre, il carattere violento della Rivoluzione, spesso fatto di esecuzioni sommatie, vendette atroci ed epurazioni: niente di più lontano dall'immagine edulcorata che i media troppo sovente restituiscono. Che Guevara, ormai vera icona pop della cultura occidentale, viene qui presentato come un uomo sanguinario e calcolatore. Dopo un silenzio lungo più di quarant'anni, Juanita Castto torna sulla scena mondiale per raccontare l'altro volto di Cuba con una lucidità e una chiarezza disarmanti, svelando risvolti inimmaginabili su tutta la sua famiglia,