Difficile definire questa stagione segnata da storie minori e rimozioni. Un paio di decenni fa ciò era più facile: Yalta delineava un quadro in cui orientarsi. Oggi le cose sì sono complicate. È crollato il vecchio ordine internazionale e quello nuovo è in fase di faticosa gestazione. Questa percezione del passaggio d'epoca è essenziale per parlare oggi dell'Europa.
[...]
E ci obbliga a pensare europeo. L'Europa che verrà è un'Europa oltre se stessa. Non soltanto parlamenti e tribunali, ma cattedrali, sinagoghe e moschee. Non più tedeschi, francesi e italiani, ma meticci di un mondo in progress. Tappa del mondo che verrà. Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli lo avevano previsto. Papa Wojtyla, i cardinali Martini e Tettamanzi hanno affrontato e arricchito il tema. Bruxelles sembra sonnecchiare in panchina mentre è in corso la partita tra Americani e Cinesi. Ma il sogno europeo può continuare se l'Europa si sveglia ed entra in campo. «L'Italia ha bisogno di vivere e di promuovere gli ideali che hanno animato l'impegno dei padri fondatori dell'Europa unita. E sono, questi, gli ideali della pace, della fraternità, della solidarietà concreta e generosa, della condivisìone di risorse e progetti. Essi trovano il loro fondamento e il loro significato più autentico in quelle radici cristiane che hanno, nei secoli, plasmato i popoli dell'Europa», dalla presentazione del cardinale Dionigi Tettamanzi.