La crisi dei sistemi di sicurezza sociale dei principali Paesi occidentali ha richiesto interventi di cambiamento spesso radicali, persino una ridefinizione del concetto di benessere. I sistemi avanzati di welfare state intendevano promuovere una cittadinanza in cui la condizione di benessere veniva considerata attribuzione ineliminabile dei diritti di ogni persona.
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Il Sesto Rapporto intercetta questa riflessione sul benessere utilizzando un punto di vista originale, "esterno" rispetto alla discussione tra pubblico e privato, tra intervento statale e libero mercato, tra libertà individuale e bene comune. Il Rapporto mette per contro in luce come ogni riflessione sul benessere delle persone e delle collettività non può prescindere dalla dimensione familiare. In particolare l'analisi proposta sottolinea che esiste una distinzione fondamentale tra benessere individuale e benessere familiare. Gli stessi interventi sociali di sostegno al benessere delle persone e delle famiglie rischiano infatti di accentuare spesso la separazione tra mondi vitali e sociale, di espropriare i sistemi familiari della loro capacità relazionale, risorsa primaria della famiglia nel produrre il benessere proprio e dei propri membri. Così il welfare state ha perso cammin facendo proprio quel soggetto solidale, la famiglia, che aveva detto di voler tutelare, e sulla base del quale aveva potuto perseguire gran parte dei suoi obiettivi.