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| A ricordo la cittadinanza pose | |
| Oggetto | |
| Descrizione | *Lapide commemorativa : istituto case pie |
| Anno pubblicazione | 1756 |
| Note tecniche | Marmo bianco, inciso, piombato. |
| Stato di conservazione | Discreto, sporco. |
| Note sulla datazione | Sec. 18 (1756) |
| Indicazioni sull'oggetto | Lapide di forma rettangolare con cornice sagomata e modanata, lettere incise e piombate. La cornice della lapide è sormontata da volute in marmo in rilievo e da una valva di conchiglia. |
| Iscrizioni | Lettere capitali, incise, piombate: IMP . CAES . FRANCISCO P . F . AVG. M . ETRVRIAE DVCE / PVBLICAE FELICITATIS PROPAGATORE ADNVENTE / PVERIS ORFANIS ET INOPIBVS ALENDIS / VAGANTIBVS CONGREGANDIS RVDIBVS INSTITVENDIS / QVO FORMENTVR MORES TRANQVILLITAS CONSTET / ARTES ET NEGOTIATIO CIVITATIS AVGEANTVR / LIBVRNENSES CONLATA PECVNIA / PTOCHOTROPHION AEDIFICANDVM CVRAVERE / ANNO A CHRISTI ORTV MDCCLVI Traduzione: Essendo Imperatore Cesareo Francesco, pio ed augusto Granduca di Toscana propagatore del pubblico benessere, dando egli il proprio assenso di nutrire i bambini orfani e poveri , di riunire quelli senza fissa dimora, di istruire gli ignoranti affinché vengano formati i buoni costumi, la tranquillità sia stabile, i mestieri e il commercio della città risultino accresciuti, i Livornesi, raccolto il denaro, provvidero ad edificare l'ospizio dei poveri nell'anno dalla nascita di Cristo 1756. Traduzione a cura del prof. Giorgio Mandalis. |
| Localizzazioni | Livorno, Scali del Rifugio, n. 10 |
| Note di compilazione | Amaranta Servizi, Elisa Andreani - 2022. Per gentile concessione di Mario Gavazzi autore dei testi e delle fotografie. |
| Note sull'orgine | Ambito livornese, ricavato da analisi stilistica. |
| Notizie storico-critiche | Nel 1682, per volere di Cosimo III, granduca di Toscana, si inaugurò un edificio che accoglieva fanciulli e fanciulle povere, separati per sesso. A ciascuno di loro veniva insegnato un mestiere a seconda della loro attitudine. Verso la metà del XVIII secolo la presenza maschile andò riducendosi, tanto che il ricovero si trasformò in istituto femminile, accogliendo solo orfane. Nel 1757 l’edificio si ampliò con l’aggiunta del cosiddetto “Refugio”, voluto dal governatore Carlo Ginori in nome del granduca Francesco Stefano di Lorena, menzionato in questa epigrafe. Vi venivano accolti solo maschi (la cui presenza andò aumentando di anno in anno), che frequentavano una scuola tecnico-pratica di marina. Nel 1871 il Refugio si trasformerà in Istituto Professionale Aristide Castelli. Nel 1937 verrà soppressa la sezione femminile e nel 1939 l’Istituto si trasferirà in via Montebello (a villa Dal Borro), rimanendo operativo fino alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo. |