L'opera di Stefania Puntaroli è un "perpetuum mobile" in costante ricerca di un punto di quiete che si sposta continuamente senza che lo si possa mai raggiungere. Non solo, il nomadismo linguistico la conduce a cercare di affrontare più linguaggi contemporaneamente spaziando dalla performance alla pittura, dal disegno alle tecniche incisorie.
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Nelle recenti "Anatomie" ha sviluppato un senso particolare per l'iperbole visiva per un universo al limite tra naturale e soprannaturale che era presente nel suo lavoro fin dal lontano 1995 ("Creatures") al termine dei suoi studi accademici.