gitile eclettico, linguaggio espressivo, forti contrasti di luce, prospettive illusone e scenografiche, brulichio di effetti drammatici: è così che il mondo viene presentato dai mass media ed è così che, in un complicato gioco di specchi tra realtà e finzione, ci domandiamo se la televisione indirizza il mondo perché, in fondo, lo segue o viceversa.
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Molti frammenti vengono proiettati sulla scena mediale in una sorta di disordine stipato che non sempre è possibile ricomporre; nessuna armonia delle proporzioni ma un monumentale caos frutto dell'eccesso e del bizzarro, di un virtuosismo esasperato e di un messaggio lezioso. La ricerca di un'impressione immediata, di un'emozione facile e di una disancorata empatia tra media e pubblico conduce alia semplificazione cognitiva che declina spesso in un relativismo valoriale. L'emozione è liquida, poco portata a soffermarsi sul significato delle cose e più propensa a scorrere velocemente, applaudire e commuoversi per un attimo, per poi riprendere la propria corsa; del resto, la natura liquida mal si concilia con la stabilità, la sua estrema adattabilità prende spesso le forme dell'estraneità e del movimento e la sua corsa, ostacolata da frammenti di vita disordinati e affascinanti, sembra non avere un traguardo. La partecipazione collettiva agli eventi, amplificata dai media, rischia così di vedere l'opinione pubblica appiattirsi sull'emozione pubblica.
La copertina allegorica che riproduce, attraverso una fisionomia grottesca e bizzarre combinazioni, l'immagine inquietante della Medusa, rappresenta l'auspicio che il mondo possa muoversi verso la ricerca di un equilibrio stabile con la 'leggerezza', la sobria determinazione e la delicatezza d'animo che occorre all'uomo per essere un Perseo, e dominare i mostri.