«Più gente c'è, dice il proverbio, più bestie si vedono.» Il paragone con la bestia è sempre stato il banco di prova dell'umano, ma oggi le distinzioni si fanno più difficili: cloni potenziali di noi stessi, non diversamente dalla pecora Dolly, soffriamo come mai prima di una crisi d'identità.
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Non a caso, dunque, nelle pagine di questo libro il bestiario antropomorfico si mescola continuamente con lo zoo umano. Animali comuni come il cane o il maiale s'alternano a rettili (o relitti) umani e centauri in jeans, oppure flirtano con creature immaginarie come la misteriosa Cicatrice, mentre la Tigre della Malesia confonde la sua icona avventurosa con quelle di Mick Jagger e di Bruce Springsteen. Scritti sul filo dell'ironia e del grottesco, questi «racconti brevi per partito preso» sembrano vivere all'insegna di un darwinismo rovesciato, o meglio, di un doppio flusso che dall'umano conduce all'animale e viceversa. Il vecchio, rassicurante antropomorfismo basterà a salvarci da un destino bestiale?