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Sistema documentario territoriale Livornese.

Lapide commemorativa : chiesa armena San Gregorio Illuminatore

A ricordo la cittadinanza pose 1844

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A ricordo la cittadinanza pose
Oggetto
Descrizione *Lapide commemorativa : chiesa armena San Gregorio Illuminatore
Anno pubblicazione 1844
Note tecniche Marmo bianco, inciso, colorato.
Stato di conservazione Buono
Note sulla datazione Sec. 19 (1844)
Indicazioni sull'oggetto Lapide di forma rettangolare con cornice lineare, lettere incise colorate.
Iscrizioni Lettere incise e colorate: DEO . AETERNO . SACR / IN . HONOREM . SANCT . GREGORII . MART . AP . SOSPITATORIS / ET . PATRIAR . ARMENIAE . AEDEM . AD . CATHOL . RITUM / EIUS . REGIONIS . EXERCENDUM . SERVANDUMQ . COSMO . III / M .E .D . PATRONO . OPT . MER . STUDIO . ATQUE . IMPENSA / ARMENIOR . LIBURNI . DEGENTIUM . AN . MDCC . I . AB . INCHOATO / EXCITATAM . CUM . SQUALORE . INOLESCENTE . LANGUESCERET / SODALES . ILLIUS . ECCLESIAE . SUB . AUSPICIIS . FELICISSIMIS / LEOPOLDI . II . M.E.D. GREGORIO . ALEXANDRIO . PRAEFECTO / EX . REDITIBUS . ADCRESCENTIBUS . ALTARE . MAXIMO . IN / SPLENDIDIOREM . FORMAM . RESTITUTO . STATUIS . ET . COLUMNIS / STRUCTILIB . MARMOREIS . SUPERADDITIS . IANUA . INTERIUS / INNOVATA . INSTAURARUNT . PICTURIS . ET . OMNI . CULTU / EXORNARUNT . OLYNT . PARADOSSIO . ARCH . OPERE . ABSOLUTO / AN . MDCCCXXXXIIII . QUOD . PATEAT . POSTERIS

Traduzione: Poiché languiva con crescente squallore la Chiesa* consacrata al Dio Eterno in onore di San Gregorio Martire, Apostolo, Salvatore e Patriarca dell'Armenia, per praticare e mantenere il rito cattolico di quella regione, inizialmente innalzata nel 1701 col patrocinio di Cosimo III Granduca di Toscana, ben meritevole verso gli Armeni residenti a Livorno per premura e spese sostenute, i Confratelli di questa Chiesa, sotto i felicissimi auspici di Leopoldo II Granduca di Toscana, essendo prefetto Gregorio Alessandro, grazie agli accresciuti redditi la restaurarono, dopo aver restituito l'altare maggiore a più splendida forma, aggiunto statue e colonne realizzate in marmo, rinnovato internamente l'ingresso e la abbellirono con dipinti e con ogni decoro. Ultimò il lavoro l'architetto Olinto Paradossi nell'anno 1844, perché essa rimanga aperta ai posteri.

* Aedem, in caso accusativo, i cui verbi reggenti extaurarunt e renovarunt compaiono al terzultimo e penultimo rigo del testo. Il soggetto di tutta l'epigrafe è “sodales”, che traduco “confratelli”, posto all'ottavo rigo. Per favorire la leggibilità ho eluso la norma dell'ablativo assoluto latino concordando i participi passivi all'attivo col soggetto logico “sodales”.

Traduzione a cura del prof. Giorgio Mandalis.
Localizzazioni Livorno, Via della Madonna
Note di compilazione Amaranta Servizi, Elisa Andreani - 2022. Per gentile concessione di Mario Gavazzi autore dei testi e delle fotografie.
Note sull'orgine Ambito livornese, ricavato da analisi stilistica.
Notizie storico-critiche La Comunità armena stanziatasi a Livorno necessitava di una sede di culto. Alcuni ricchi mercanti armeni, nel 1683, decisero di erigere a proprie spese una chiesa e alcune abitazioni per ospitare il sacerdote e i pellegrini connazionali che, giungendo in città, si fossero trovati in difficoltà per l’alloggio.
Con l’approvazione di Cosimo III, il 23 aprile del 1701 venne posta la prima pietra della chiesa. Al progetto sembra si fosse interessato il figlio del Granduca Cosimo III, Ferdinando; la sua realizzazione fu affidata all’architetto Giovanni Del Fantasia, su disegno di Giovan Battista Foggini.
La facciata ha un portico d’ingresso sopra il quale, tra le decorazioni marmoree, le statue della Fede e quella della Carità affiancano un busto di san Gregorio, al quale la chiesa fu consacrata. Le due lapidi, in lingua armena e latina, ricordano entrambe la costruzione della chiesa e la consacrazione al santo. Per un contenzioso tra la comunità armena e gli eredi dei finanziatori, le funzioni iniziarono molti anni dopo, il 3 gennaio 1714.
Al suo interno c’era un altare ornato da colonne di marmo, statue e affreschi pregevoli.
Della chiesa rimane, attualmente, solo parte della facciata, oggi restaurata; tutto il resto è andato distrutto nel corso dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale