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| A ricordo la cittadinanza pose | |
| Oggetto | |
| Descrizione | *Lapide commemorativa : Cisternone - Leopoldo II |
| Anno pubblicazione | 1842 |
| Note tecniche | Marmo bianco, inciso. |
| Stato di conservazione | Discreto, patina del tempo. |
| Note sulla datazione | Sec. 19 (1842) |
| Indicazioni sull'oggetto | Lapide di forma rettangolare con cornice lineare decorata a motivi vegetali in bassorilievo, lettere incise colorate. |
| Iscrizioni | Incisa colorata, in lettere capitali: AEDIFICIVM . HOC / AQVIS . EX . COLOGNOLE . MONTE / PER . XI . MILL . PASS . ET . AMPLIVS . DERIVATIS / HEIC . RECIPIENDIS . ET . AD . ALIA . VRBIS . LOCA DEDVCENDIS / PROVIDENTIA . ET . AVCTORITATE / LEOPOLDI . II . M.E.D. / EXCITATVM . EST / ET . XII . KAL . IVL . MDCCCXLII / IN . PVBLICVM . VSVM . PROFLVENTIBVS . AQVIS / FAVSTISSIMIS . AVSPICIIS . EST . DEDICATVM Traduzione: Questo edificio fu realizzato dalla previdenza e autorità di Leopoldo II Granduca di Toscana allo scopo di derivare le acque provenienti per oltre undici miglia dal monte di Colognole, raccoglierle qui e diramarle verso altri punti della città e fu dedicato al pubblico uso di acque correnti coi più fausti auspici il 20 giugno 1842. Traduzione a cura del prof. Giorgio Mandalis. |
| Localizzazioni | Livorno, Piazza del Cisternone, n. 17 (Cisterna) |
| Note di compilazione | Amaranta Servizi, Elisa Andreani - 2022. Per gentile concessione di Mario Gavazzi autore dei testi e delle fotografie. |
| Note sull'orgine | Ambito livornese, ricavato da analisi stilistica. |
| Notizie storico-critiche | La “Gran Conserva”, detta anche “il Cisternone”, è un monumentale serbatoio in stile neoclassico realizzato nella prima metà del XIX secolo dall’architetto Pasquale Poccianti, per l’approvvigionamento idrico di Livorno. L’opera fu iniziata nel giugno del 1829 e inaugurata il 20 giugno 1842 alla presenza del granduca Leopoldo II. La facciata si presenta con un portico e otto colonne doriche sovrastate da una grande nicchia. Ai lati erano collocate due statue che rappresentavano le sorgenti (Morra e Camorra) distanti 11 miglia dalla città, dalle quali venivano captate le acque. Incisioni coeve e la “Guida storica” del Piombanti testimonierebbero l'esistenza delle statue, seppure in gesso: "Le due statue vi furon poste provvisoriamente di gesso, poi guaste e sciupate dal tempo, le levarono e quelle di marmo non le fecero più" (G. Piombanti, “Guida storica e artistica della città e dei contorni di Livorno”, Livorno, Fabbreschi, 1903, p. 321). Nell’atrio semicircolare si trovavano modelli in gesso di divinità pagane mentre sotto il pavimento vi erano i condotti che portavano l’acqua alla città. La cisterna principale è larga cinque navate e lunga sette con 56 pilastri in ordine toscano; contiene 10.666 mc d’acqua il cui livello può raggiungere 5,20 m. |