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| A ricordo la cittadinanza pose | |
| Oggetto | |
| Descrizione | *Lapide commemorativa : naviganti |
| Anno pubblicazione | 1712 |
| Note tecniche | Marmo bianco, inciso. |
| Stato di conservazione | Mediocre, molto consumata l'iscrizione. |
| Note sulla datazione | Sec. 18 (1712) |
| Indicazioni sull'oggetto | Lapide di forma rettangolare con cornice lineare, lettere incise. La lastra è fissata a parete con ganci metallici. |
| Iscrizioni | Incisa, in lettere capitali : PRO NAVIGANTIUM / SECURITATE / AD LATENTES SCOPULOS / EVITANDOS / A.S. MDCCXII Traduzione: Al navigante Per la sicurezza dei naviganti allo scopo di evitare scogli nascosti. Anno della Salvezza 1712 Traduzione a cura del prof. Giorgio Mandalis. |
| Localizzazioni | Livorno, Torre della Meloria |
| Note di compilazione | Amaranta Servizi, Elisa Andreani - 2022. Per gentile concessione di Mario Gavazzi autore dei testi e delle fotografie. |
| Note sull'orgine | Ambito livornese, ricavato da analisi stilistica. |
| Notizie storico-critiche | A poche miglia dal porto di Livorno, le Secche della Meloria sono oggi segnalate da due fari, posti alle estremità settentrionale e meridionale, e una boa. Ma già nel XII secolo, quando la Repubblica Marinara era una potenza sui mari, i pisani eressero una torre capace di servire anche come presidio militare. La torre era data in custodia ai padri agostiniani di San Jacopo, i quali, dietro adeguato compenso, dovevano mantenere accesa la lampada di segnalazione. Due grandi battaglie si svolsero nei pressi delle Secche: la prima, il 6 agosto 1284, vide lo scontro fra le 103 galere pisane al comando di Alberto Morosini e le 88 galere genovesi di Oberto Doria, da cui uscirono sconfitti i pisani, che persero circa 50 galere e 5000 uomini, tra cui moltissimi livornesi. In tale frangente la torre venne distrutta. Il secondo scontro, del 1410, si svolse nell’ambito della guerra tra gli angioini e Ladislao re di Napoli, e si concluse con la vittoria di quest’ultimo. Nel 1598 venne edificata una nuova torre che nel tempo venne completamente erosa dalle onde; l'attuale è del 1709, voluta da Cosimo III, e l'epigrafe ivi riportata è ben evidente su uno dei lati. La torre è rimasta così fino ai giorni nostri: quattro alti pilastri che si uniscono tra loro formando archi acuti che ne sorreggono la parte terminale. Cfr. anche Antonello Marchese, Annamaria Lilla Mariotti, Laura Jelmini, Fari di Toscana, Livorno, Debatte Editore, 2011. |